Le 10 professioni digitali più richieste

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Dallo user experience director al data analyst: le nuove professioni digitali che l’Italia non “sforna”.

Cresce la richiesta di nuove professionalità in ambito digitale ma l’Italia non è pronta a soddisfare la domanda anche per via di una formazione universitaria non al passo coi tempi. “Al Festival Supernova abbiamo registrato come le professioni al giorno d’oggi cambiano almeno ogni dieci anni mentre la formazione universitaria è tarata su cicli di lavoro anche centenari”, spiega Lorenzo Maternini, Vice Presidente di Talent Garden e ideatore del festival dedicato all’innovazione.

“Questa consuetudine – afferma Maternini – ha origine nel mondo universitario italiano ma in realtà le professioni nascono e muoiono molto più in fretta e in altri Paesi l’hanno capito da tempo. Abbiamo pensato di organizzare il Festival Supernova per spiegare ‘nelle piazze’ come sta cambiando il mondo del lavoro attraverso l’innovazione. La tecnologia sta cambiando il modello lavorativo e oggi anche chi non si occupa di tecnologia viene coinvolto da questo processo. Per le aziende tradizionali è necessario partire da una cultura dell’innovazione per allargare il proprio business ed evitare di ripetere i casi di molte imprese leader a livello globale che sono sparite dal mercato nell’arco di cinque o dieci anni”.

Ecco le 10 professioni più ricercate sul mercato del lavoro:

Ci sono lo user experience director che gestisce l’esperienza-utente all’interno di spazi complessi (virtuali e fisici), data analyst gli esperti nella lettura e analisi dei dati o lo chief technology officer, che seleziona le tecnologie da applicare a prodotti e servizi offerti dall’impresa. In ascesa sono anche lo sviluppatore mobile, che si occupa di applicazioni per smartphone e tablet, il big data architect, che gestisce l’analisi dell’architettura del sistema dei dati e il web analyst, che interpreta i dati e fornisce analisi dettagliate sulle attività sul web. Sempre più ricercati anche il digital copywriter, che gestisce contenuti pubblicitari su piattaforme digitali (siti web, piattaforme e-commerce, ecc.), il community manager, addetto alla gestione di una comunità virtuale con i compiti di progettarne la struttura e di coordinarne le attività, e il digital PR, che si occupa delle pubbliche relazioni attraverso i canali online. Le aziende cercano anche digital advertiser, per la gestione di campagne pubblicitarie sul web.

La formazione – è stato ribadito nel corso di Supernova – è affidata al momento soltanto a pochi soggetti privati come la TAG Innovation School, a qualche università anche pubblica ma fuori dai percorsi curriculari codificati.

Perciò in Italia sono ancora pochi i giovani occupati nel settore digitale: appena il 12% rispetto al 16% della media europea. Le loro competenze non rispondono alle richieste del mercato. La Commissione Europea calcola che entro il 2020 ci saranno 900.000 posti di lavoro non occupati per mancanza di competenze digitali, più del triplo rispetto ai 275mila nel 2012. E in Italia, secondo un recente studio di Modis, il 22% delle posizioni aperte in questo ambito non trova candidati all’altezza.

“Le aziende – spiega il fondatore di Festival Supernova Lorenzo Maternini – cercano persone esperte nell’analisi dei dati, nello sviluppo di software e nel digital marketing. Secondo la Commissione UE l’Italia la più bassa percentuale di addetti del mondo ICT che hanno almeno una laurea triennale: 32% a fronte delle performance migliori di Spagna (77%) e Belgio (73%), così come gli occupati del settore sono mediamente più vecchi di quasi tutti gli altri Paesi UE”.

Autore

Redazione

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