Che cos’è la contrattazione collettiva e cosa sono i Ccnl

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Che cosa sono i Ccnl e che cosa è la contrattazione collettiva? Ecco una breve scheda per meglio comprendere questo importante aspetto della legislazione del lavoro italiana.

Secondo la legislazione italiana, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) è la norma che definisce le regole del rapporto di lavoro: si tratta di norme concordate, esito di una contrattazione tra le organizzazioni sindacali e le associazioni dei datori di lavoro. Questa contrattazione è detta “contrattazione collettiva”.

Di norma i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro regolano sia gli aspetti normativi del rapporto di lavoro, sia quelli di carattere economico. Una parte, inoltre, è destinata a normare alcuni aspetti del rapporto sindacale esistente tra le organizzazioni che hanno sottoscritto l’accordo e le Associazioni datoriali, oltre che ai rapporti interni alle aziende tra i rappresentanti dell’impresa e quelli sindacali.

Ma a cosa servono i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro altrimenti detti Ccnl? I Ccnl servono a determinare il contenuto che regola i rapporti di lavoro nel settore di attività di appartenenza dell’azienda e a disciplinare le relazioni tra i soggetti firmatari dell’accordo stesso.

La contrattazione collettiva si può svolgere a diversi livelli: interconfederale, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano l’insieme dei lavoratori indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza nazionale di categoria, territoriale interconfederale e di categoria; aziendale di categoria.

La normativa vigente ammette che un nuovo contratto collettivo di lavoro possa introdurre modifiche peggiorative al rapporto di lavoro. Gli unici limiti a questa possibilità sono il principio della intangibilità della retribuzione e la salvaguardia dei diritti quesiti. Tuttavia, occorre considerare che i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sono ordinari contratti di diritto comune e che quindi possono vincolare solamente i lavoratori iscritti al sindacato che gli ha “firmati”. I lavoratori non iscritti a quel sindacato possono comunque aderire all’accordo, cosa che può avvenire anche tacitamente. In mancanza di un CCNL di riferimento, nella disciplina del rapporto di lavoro si applicano infatti le norme di legge ordinaria, ovverosia il Codice Civile.

Modifiche sostanziali sono state introdotte dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato da tutti i Sindacati e da Confindustria che introduce la verifica della rappresentatività anche nelle aziende private. Gli accordi aziendali hanno valenza generale e i contratti collettivi aziendali per le parti normative economiche sono vincolanti per tutti solo se approvati dalla maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali. Questo accordo, e ancor più la successiva disposizione contenuta nella Legge Finanziaria 2011, art. 8, rappresentano un parziale superamento delle contrattazione collettiva classica. Secondo la norma contenuta nella Finanziaria 2011 infatti, i contratti aziendali e territoriali possono operare anche in deroga alle disposizioni di legge ed ai CCNL. Le intese valide saranno solo quelle sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Resta comunque salvo il fatto che le intese aziendali non possano in alcun modo andare contro la Costituzione e che debbano rispettare i vincoli di normative comunitarie e convenzioni internazionali sul lavoro.

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Redazione

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