Viaggiare per lavoro è un valore

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Solo un terzo dei dipendenti ha già un lavoro che prevede viaggi internazionali, ma il 73% vorrebbe un impiego con trasferte all’estero. L’indagine sui viaggi di lavoro all’estero del Randstad Workmonitor nel primo trimestre 2016

Sebbene solamente un terzo circa degli italiani (32%) abbia un impiego che include i viaggi internazionali, oltre sette lavoratori su dieci vorrebbero un lavoro con la valigia. È quasi unanime l’opinione nel nostro Paese che il viaggio di lavoro costituisca un valore aggiunto alla propria professionalità, anche se è evidente anche il peso che comporta sulla vita personale. Dall’abitudine alle trasferte, il passo al trasferimento permanente è veloce: il 61% degli italiani è interessato ad andare a lavorare all’estero. E la stessa percentuale è disposta a trasferirsi in un altro Paese se si presentasse l’occasione giusta per il proprio impiego.

Sono alcuni dei risultati dal Randstad Workmonitor, l’indagine sul mondo del lavoro svolta in 34 Paesi del mondo nel primo trimestre del 2016 a Randstad, secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane (intervistati minimo 400 lavoratori per ciascun Paese tra i 18 e i 65 anni impiegati per almeno 24 ore alla settimana). In questa occasione ha indagato il tema del lavoro all’estero, rivelando il la grande disponibilità degli italiani alle trasferte fuori confine, vissute dai lavoratori soprattutto come opportunità di confronto con culture diverse e nuove occasioni professionali.

“Il Workmonitor rivela il fascino del viaggio di lavoro tra gli italiani – commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia – Nella considerazione prevalente, infatti, le trasferte internazionali sono considerate un’utile esperienza formativa personale, prima ancora che un disagio per gli effetti provocati da una vita con la valigia sulla vita personale. In quest’ottica, il dato che indica per sei italiani su dieci la disponibilità anche al trasferimento all’estero deve essere letto positivamente, come un segnale di maturità che permette di superare barriere culturali e linguistiche, per confrontarsi con nuovi mercati, lontano dalle comodità di casa propria. Anche se nasconde certamente una quota di italiani scoraggiati, che intravedono nella fuga dal proprio Paese maggiori opportunità di lavoro e carriera: una fetta di lavoratori a cui bisogna dare urgentemente risposte”.

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Redazione

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