Posizionamento sul mercato del lavoro: essere uomo o donna fa la differenza?

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Rossella Farina, consulente di carriera della società di outplacement Career Counseling, ci ha inviato questo breve contributo a proposito della (presunta) differenza tra essere uomo o donna ai fini del posizionamento sul mercato del lavoro.

Nella vita di tutti i giorni alla domanda su chi siamo, spesso rispondiamo parlando del lavoro che facciamo e ciò indica che l’attività professionale svolta è uno degli indicatori più potenti che ci qualifica.

Negli ultimi anni il mercato del lavoro è stato oggetto di profondi cambiamenti e la sempre maggior flessibilità richiesta, se non ben gestita, rischia di impattare sull’identità professionale e sociale, causandone la frammentazione.

Essere uomo o donna fa la differenza? In realtà no, perché se l’identità maschile è tradizionalmente legata al lavoro, oggi lo è anche quella femminile, in quanto non ci troviamo più in un contesto in cui la figura della donna è legata unicamente alla dimensione familiare, ma il lavoro diventa uno degli elementi cardine per la costruzione del proprio sè, oltre che per il mero sostentamento.

E’ quindi possibile migliorare il posizionamento che si ha sul mercato del lavoro? Sì, ma bisogna conoscere il metodo da applicare e le dinamiche sottese al mercato per gestirle al meglio.

Cosa serve per farlo? Aprire una finestra di riflessione sul proprio status professionale ed effettuare un bilancio di competenze unito alla valutazione della conciliazione vita privata– lavoro.

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Redazione

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